In questo ultimo articolo del 2025 abbiamo indagato nel mondo delle tradizioni e superstizioni universitarie che, come quelle legate al rito della laurea (leggi il nostro articolo sulle tradizioni di laurea nel mondo (e in Italia), hanno radici storiche profondamente legate alla città, alla cultura, alla lingua e allo stesso tempo accomunate dalla creazione di un forte senso di appartenenza, orgoglio e goliardia in cui gli studenti universitari di tutto il mondo si possono riconoscere.
Nell’articolo ti racconteremo alcune delle tradizioni e superstizioni universitarie più affascinanti e curiose del mondo, tra amuleti, portafortuna e azioni da evitare – o da compiere – se si vuole arrivare indenni alla laurea!
Indice contenuti
- Torri, statue e l’editto Sgarbi: tradizioni universitarie in Italia
- Le tradizioni universitarie più strane del mondo
- Giappone
- Corea del Sud
- Portogallo
- Germania
- Conclusioni
Torri, statue e l’editto Sgarbi: tradizioni universitarie in Italia
Ogni città italiana universitaria ha le proprie superstizioni e riti scaramantici, spesso legati a monumenti, punti di interesse, musei e addirittura caffè e pasticcerie. È singolare come, a differenza di altre tradizioni nel mondo, in Italia la buona o cattiva sorte di uno studente universitario sia profondamente intrecciata ai luoghi turistici della propria città: non salire la Torre degli Asinelli, non percorrere Piazza Maggiore in diagonale, per citare i più famosi di Bologna.
Esiste, infatti, tutto un filone di superstizioni che vorrebbero le torri delle città off limits per gli studenti. Non è solo il caso di Bologna (rip per la Garisenda che comunque non è presa in causa), ma anche della Torre del Mangia a Siena e della Torre pendente di Pisa. Non esiste una spiegazione unanime della nascita di questa superstizione, ma potrebbe derivare da un vecchio proverbio secondo cui “chi troppo in alto sal cade sovente precipitevolissimevolmente”, per cui il raggiungimento di una cima così alta prima del conseguimento della laurea sembri sfidare il destino accademico.
Oltre a torri e piazze, esistono anche statue iettatrici. Chi frequenta la Sapienza di Roma, l’Università di Bari o di Pavia deve stare molto attento a non incrociare lo sguardo della statua di Minerva, dea guerriera della sapienza (appunto) e delle virtù eroiche. A Napoli, invece, è proibito visitare la statua del Cristo Velato nella Cappella di San Severo, soprattutto se stai studiando Arte.
Molto interessante è la sorte avversa di due locali pubblici molto rinomati: il caffè Pedrocchi a Padova e la pasticceria Sandri a Perugia da cui si dovrebbe stare alla larga, probabilmente per i prezzi non sempre alla portata delle tasche di uno studente squattrinato. A Padova, l’unica sala che non attirerebbe la malasorte è la sala verde – quella dove puoi sederti senza consumare – da cui sembrerebbe derivare proprio l’espressione “essere al verde”, ma si tratta di una delle tante spiegazioni date a questo modo di dire.
Nelle città italiane i luoghi da evitare per chi vuole terminare gli studi coincidono solitamente con i punti di maggiore interesse, chiese, piazze, monumenti come a voler dire “meglio se rimani a casa a studiare che a girovagare per la città”. Un fatto curioso successe ad Urbino, dove sono ben tre i luoghi considerati sfortunati per chi aspira alla laurea: la Casa di Raffaello, il Museo Albani e Palazzo Ducale. Insomma, sì luoghi turistici ma anche i luoghi culturali della città e la cui cattiva reputazione ha fatto non poco arrabbiare Vittorio Sgarbi, che nel 2015 decise di emanare il seguente proclama, ricordato come “l’editto Sgarbi”.
Nessuno studente, di qualunque corso di laurea e di qualunque anno, potrà sostenere gli esami senza presentare, unitamente al libretto, il biglietto d’ingresso, con timbro e data, di Palazzo Ducale e della Casa di Raffaello. L’accesso ai musei dovrà essere certificato. Il docente constaterà, a ogni esame, la visita avvenuta e si riserverà eventuali domande sulle opere esposte all’interno dei musei. Agli studenti potrà essere altresì rilasciata, per concessione dell’amministrazione comunale, una carta di accesso alle mostre a condizioni agevolate. La leggenda che ha reso incomunicanti la Città universitaria e i musei di Urbino non può essere ulteriormente tollerata. Essa appare, infatti, in contrasto con la conoscenza, con il sapere, con la scienza.
Nonostante fosse affisso su bacheche comunali e universitarie, il proclama non venne preso molto sul serio, così come non sempre vengono prese sul serio le superstizioni legate a luoghi, azioni da compiere o non compiere, archi da oltrepassare o non oltrepassare. Insomma, la scaramanzia è un tratto molto personale e ‘lascia un po’ il tempo che trova’ ma fa parte dell’identità studentesca della città ed è giusto conoscerla. Poi decidi tu.
Le tradizioni universitarie più strane del mondo
GIAPPONE
Il Giappone, come la maggior parte dei Paesi orientali, ha un approccio allo studio altamente performante e orientato ai risultati. Per cui gli esami non si svolgono durante o alla fine dell’anno, ma all’ingresso. Se vuoi aver accesso a una buona università ti conviene aver fatto un buon liceo perché c’è un esame di ammissione. E lo stesso vale per il liceo e per le scuole medie. Questa premessa per dire che, la tua carriera scolastica e di conseguenza il tuo futuro lavorativo dipenderanno da quei tre/quattro esami d’ingresso che farai nel corso della vita. Immagina la pressione…
Dall’importanza attribuita agli esami ecco che nascono molte superstizioni e piccoli riti propiziatori: come usare una matita o una gomma pentagonali per rispondere alle domande del test o appoggiare un polipetto sulla propria scrivania. E se ti stai chiedendo perché il polipo e non la coccinella e perché proprio di forma pentagonale… la maggior parte delle superstizioni in Giappone deriva dal linguaggio. “Pentagono” in giapponese si dice infatti “gokaku” (五角). E promozione? “gōkaku” (合格). Mentre polipo, i giapponesi lo trascrivono come “オクトパス” (okutopasu), che scritto con altri caratteri diventa “置くとパス” (oku to pasu), che significa “se lo appoggi passi”.
Ma la superstizione più sorprendente è quella sui Kit Kat. Sì, proprio la famosa barretta di cioccolato che divide il mondo in chi la mangia spezzandola in singole stecche e le bestie di satana che le mordono tutte indistintamente. Nel 2002 gli studenti giapponesi si accorgono dell’assonanza tra la parola “Kit Kat” e la frase “kitto katsu”, ovvero “vittoria sicura” e nel neonato internet si diffonde la diceria che mangiare Kit Kat ti faccia passare gli esami. Nessuna genialata di marketing avrebbe potuto eguagliare l’ondata di vendite derivata da una semplice superstizione.
In Giappone i Kit Kat vengono regalati alle persone care che sono in ansia pre-esame e che stanno passando la notte sui libri, tant’è che sull’imballaggio appaiono scritte motivazionali come “Buona fortuna”, “Metticela tutta”, “Credi in te”. Dal momento che l’anno scolastico in Giappone inizia ad aprile e gli esami si sostengono a gennaio, subito dopo Capodanno gli scaffali dei supermercati si riempiono degli “spuntini notturni”, scaffalature piene di schifezze capeggiate dal “Kitto Katsu” che gli studenti possono mangiare e bere mentre passano le notti su libri; a significare quanto è sentito questo periodo di esami per la società giapponese e quanto siano forti le superstizioni legate al mondo universitario.
In Corea del Sud una tradizione universitaria è quella di indossare le giacche da letterman (stile giacca da baseball americana) con le iniziali della propria Università. In un certo senso, quella è la loro divisa scolastica ma con il tempo è diventata un vero e proprio capo d’abbigliamento alla moda e molti lo indossano anche anni dopo aver completato gli studi. Gli studenti coreani la indossano per affermare il proprio stato di appartenenza a un gruppo e un modo per mostrare il proprio orgoglio e supporto all’Università in cui vanno, soprattutto durante le competizioni sportive. Una particolarità della giacca sono i numeri sulle maniche, che indicano l’anno in cui lo studente si è immatricolato. Tuttavia, a causa della leva obbligatoria di due anni per gli uomini, molti preferiscono non mostrare la data poiché potrebbe sembrare che siano “fuori corso” da molto tempo e aggiungono solo il proprio nome.
Un’altra credenza diffusa tra gli studenti coreani è quella secondo cui mangiare zuppa di alghe, o in generale cibi “scivolosi”, possa portare molta sfortuna agli esami. Mangiarle infatti potrebbe farti scivolare via dalla testa tutto quello che hai studiato. Al contrario, porta fortuna mangiare lo yeot, un dolcetto fatto con il riso glutinoso o una caramella mou, cibi appiccicosi che ti faranno ricordare tutto quello che hai studiato.
Nelle principali città universitarie portoghesi non è strano imbattersi in cortei di studenti vestiti con mantello e toga che urlano, cantano, giocano e si fanno scherzi. Questo fenomeno si chiama Praxe, una tradizione che descrive il complesso degli eventi e rituali accademici mirati soprattutto all’integrazione dei nuovi studenti. L’inizio della Praxe coincide con l’inizio dell’anno accademico, a settembre, e dura fino a maggio dell’anno successivo, concludendosi con la famosa festa della Queima das Fitas.
Questa pratica è emersa poco dopo l’istituzione della prima università portoghese nel XIII secolo, l’Università di Coimbra, dove ancora adesso plasma il calendario sociale dell’intera città. La natura inizialmente molto controversa della praxe ha subito nel tempo vari interrogativi, tanto da essere abolita subito dopo l’instaurazione della Repubblica nel Paese ed essere stata reintegrata con la riorganizzazione delle università negli anni ‘80. Un tempo, infatti, questa tradizione studentesca si basava su violenze e umiliazioni che i veterani infliggevano alle matricole. Negli ultimi anni e con la maggiore sensibilità della società verso pratiche di bullismo, la praxe ha subito una crescente tendenza verso iniziative solidali, come la raccolta di cibo e abbigliamento per le persone più fragili o il lavoro comunitario.
Non è strano pensare che l’abbigliamento degli studenti portoghesi durante queste manifestazioni possa vagamente ricordare gli abiti indossati dai maghetti di Hogwarts. La scrittrice e creatrice del magico mondo di Harry Potter, J.K. Rowling, ha infatti iniziato a scrivere i libri proprio quando si trovava nella città di Porto.
Abbiamo voluto citare una particolare tradizione degli studenti tedeschi, che seppur non riguarda superstizioni, strani rituali o il mostrare un forte senso di appartenenza alla categoria, rimane singolare per la sua contro intuitività. Gli studenti tedeschi mostrano apprezzamento nei confronti di un professore o di una lezione bussando sul tavolo.
L’usanza risale al XVII secolo, quando gli studenti erano soliti bussare sulla scrivania con dei bastoncini di legno se la lezione gli era, al contrario, sgradita. Con il tempo questa pratica del bussare è diventata segnale di apprezzamento e rispetto, tanto che alcuni professori se lo aspettano, un po’ come l’alzarsi in piedi nelle università italiane.
La pratica del bussare si sarebbe affermata per permettere di esprimere le proprie opinioni con una sola mano, a differenza dell’applauso, così che gli studenti potessero continuare a prendere appunti con l’altra durante la lezione.
Inoltre, sembrerebbe anche una questione di status. Bisognava trovare qualcosa che differenziasse il segnale di apprezzamento che solitamente si riserva agli artisti, ovvero l’applauso, da quello riservato ai professori universitari, considerati di rango superiore. Un po’ come lo schioccare delle dita nei salotti letterari durante gli eventi di lettura delle poesie. Non so l’abbiamo visto in qualche film…
Conclusioni
Vecchie e nuove superstizioni raccontano quanto il mondo universitario non sia solo un luogo di studio ma una realtà a sé, capace di costruire nel tempo rituali, regole informali e simboli condivisi. In questo senso, decidere se seguirli o ignorarli va oltre il semplice gesto scaramantico: è un modo per dichiarare il proprio senso di appartenenza, per riconoscersi — anche solo per un momento — in uno status che accomuna chi quell’esperienza la sta vivendo.
Speriamo che questo articolo possa avervi incuriosito e se conoscete altre tradizioni o superstizioni in Italia e nel mondo, fatecelo sapere nei commenti! Buone feste 🥳

